il presbiterio

Contenuto

il presbiterio
[elaborazione digitale su foto di Sabino Di Tommaso - 03/05/2022]

Il presbiterio

Dalla navata si sale al presbiterio attraverso tre gradini ed un maestoso arco a sesto acuto, retto da due pilastri di pietra locale, sui quali è scolpito lo stemma del casato aragonese; alla base dello stemma scolpito sul pilastro destro è incisa la data di erezione, 1490, anno in cui la Città era governata da Federico d'Aragona, duca dal 1487 al 1501. Quest'arco a struttura ogivale è simile a quello eretto in Cattedrale a sostegno del setto divisorio tra transetto e presbiterio; anche la data di costruzione li pone in relazione: quello della Cattedrale, costruito dal Guadagno nel 1494, è perciò dello stesso ultimo decennio del Quattrocento.
L'abside dietro l'altare s'apre sotto una volta a crociera, introdotta da un arco gotico ogivale a sesto acuto in terzo punto [1], il quale insiste su due mensole (peducci) senza alcuna base di appoggio. Una piccola finestra ad occhio si apre nella parte alta delle due pareti laterali.
Ai due lati dell'abside si aprono due piccole absidi o cappelle con volta a cupola, introdotte anch'esse da un arco ogivale a sesto acuto in terzo punto. Ambedue le cappelle prendono luce da una finestra a lanterna aperta al centro della volta.

La prima dscrizione storica del presbiterio con l'altare maggiore ed il retrostante coro ci giunge dalla visita pastorale di mons. Egizio del 1659.

[trascrizione dell’originale latino] [traduzione]

Die 15 m.[ensi]s sept.[emb]ris 1659.

Ill.[ustrissi]mus D.[omi]nus visitator cũ suis adsunctis accessit ad Colleg.[iat]ã Ecclesiæ SS.mae Anũcia.[tio]nis extra mœœnia d.[ict]ae Civ.[ita]tis et facta orat.[io]ne ante Altare maius illud primò visitavit, quod invenit è pavim.[en]to elevatum per tre gradus lapideos, et per pradellã ligneã supra Præsbiterium sitũ in medio, Dictũ Altare est lapideũ, et habet Paleotta cuiuscumq.[ue] coloris, tobales, ac reliqua necessaria ad usũ caelebrat.nis. Habet candelabra ex ligno aurato cũ vasculis et floribus ex eodem opere. Nec non alia ex eodem opere ac reliqua ex ligno inargentato cũ duabus crucibus aurea altera, ac altera argentea, ac carta secret.[ar]ũ Missae. Supra dictũ Altare adest sgabellũ ligneũ pro substentat.[io]ne, candelabrũ, et Crucis, et Ill.[ustrissi]mus D.[omi]nus mandavit infra semestre dictũ sgabellũ depingi, et quia lapis sacratus est nimis parvus, mandavit infra mensẽ adaptari alterũ maiorẽ sub pœnis arbitrij &.

Deinde visitavit Chorum, qui est é parte posteriori dicti Altaris maioris et est ex ligno niveo operis pervetusti, et elegantis, et supra dictũ Chorũ adest Icon Vetustissima et ex parte inferiori adsunt duæ finestrulæ in quibus hinc inde adsunt duo statuæ tum Beatæ Mariæ Virginis Annuntiatæ, tum Gabrielis Arcangeli Annunciantis ex opere latericio decenti colore illinito opus veré elegans, ac concinne elaborato. Ad usũ Canti Gregoriani adsunt libri quatuor, Martirologia Romana duo, Rituale Romanũ, ac Chori Directoriũ quae omnia Ill.[ustrissi]mus D.[omi]nus collaudavit.

15 settembre 1659

L’Illustrissimo Signor visitatore con i suoi assunti si recò alla Chiesa Collegiata della SS. Annunziata fuori delle mura di detta Città e, dopo aver pregato davanti all’Altare maggiore, lo visitò per primo; lo trovò elevato dal pavimento mediante tre gradini di pietra ed una predella lignea in mezzo al Presbiterio. Detto Altare è di pietra ha i paliotti di tutti i colori, le tovaglie, e quant’altro è necessario per la celebrazione. Ha i candelabri di legno dorato e i vasi con fiori della stessa fattura; ha anche altra suppellettile della stessa fattura ed altra ancora di legno argentato, con due croci, una dorata e un’altra argentea, ed anche le carte delle “segrete” della Messa. Su detto altare c’è il piedistallo ligneo per l’esposizione, il candelabro e la croce; l’Ill.mo Signore ordinò che entro un semestre detto piedistallo fosse dipinto e, poiché la pieta sacra è troppo piccola, ordinò di porne una più grande, su pena a suo arbitrio.

Dopo visitò il Coro, che si trova dietro l’altare maggiore, opera d’arte di legno bianco, antichissima ed elegante; su detto coro c’è una antichissima icona e sotto, ai due lati stanno due finestrelle con le statue in cotto della Beata Vergine Annunziata e dell’Arcangelo Gabrielle annunziante, ben colorate, veramente eleganti e molto artistiche. Per il Canto Gregoriano stanno quattro libri, due Martirologi romani, un Rituale romano e un Direttorio del coro, le quali cose furono molto lodate dall’Ill.mo Signore.

Mons. Triveri nel relazione della sua Visita del 1694 completa la descrizione del presbiterio, così come appariva a fine Seicento.

[trascrizione dell’originale latino] [traduzione]

Die 21 9mbris 1694.

Altare maius

In capite Presbyteii sitũ est Altare maius ad quod per 3 gradus lapideos ultra suppedaneũ, vulgò, Bradella ascenditur.
Non habet tabulã sed in medio adest crucifixus ligneus deargentatus, et hinc inde sex candelabra lignea deargentata super gradus ligneos et colorib[u]s ornatos cũ quibusdã floribus artificialibus bené disposita, et in ipso Altare portatile tribus tobaleis opertũ, et cũ in omnib[u]s est sufficienter ornatũ nil decernendũ fuit.

... ... ...

Chorum.

Visitatis Altaribus Ill.[ustrissi]mus visitavit Chorũ in Cap.[it]e Eccl.[esi]æ positũ estq.[ue] fornice op[er]tũ. Habet duas fenestras a duabus lateribus ità dispositas, quod iuxta exig.a claudi, et aperi p.[ossu]nt.
Sedilia ad num.[er]ũ Sacerdotũ d.[ict]æ Eccl.[esi]æ sufficere possunt, sunt satis antiqua, et renovat.[io]ne indigent, sed attenta paupertate Eccl.[esi]æ pro nunc tolerant[ur].
Adsunt deniq.[ue] libri in cantu Gregoriano suff.[icien]tes pro canendis missis, et horis canonicis pro Eccl[esi]æ ...

Presbyt.[eri]ũ.

A lateribus Presbyterii, quod est satis ampliũ, et spatiosũ, servabantur quædam suppedanea, quibus erigi solet tronũ in festa Sant. Annunciationis, cum Ep.[iscop]us in d.[ict]a Eccl.[esi]a pontificat.ũ celebrat et insuper quædam sedilia inservientia occas.[ion]e concursus ad d.[ict]a Eccl.[esi]a ideò decretatum fuit.
Quod relica uno tantum sedili, in quo ministri Altaris iuxta rubricas sedere possint, reliqua omnia Presb.[yteri]o tollantur, et alibi reponantur.

21 novembre 1694.

L’Altare maggiore

Nella parte alta del Presbiterio è collocato l’Altare maggiore, al quale si accede per tre gradini di pietra oltre uno (ligneo) detto predella.
Non c’è una icona come dossale ma c’è al centro un crocifisso di legno argentato con ai lati sei candelabri lignei argentati e alcuni fiori artificiali ben posti sui gradini di legno colorato (del postergale); tale altare portatile è coperto da tre tovaglie ed essendo nell’insieme sufficientemente ornato, nulla fu da decretare.

... ... ...

Il Coro.

Dopo aver visitato gli altari l’Ill.mo vistò il Coro eretto all’inizio della Chiesa con tetto a volta. Ha due finestre poste sui due lati, che per un giusto motivo possono aprirsi e chiudersi.
Gli scanni sono in quantità sufficiente al numero dei Sacerdoti di detta Chiesa, sono molto antichi e necessitano di rinnovamento ma, vista la povertà della Chiesa, per ora si mantengono.
Vi sono infine sufficienti libri di canto Gregoriano per cantare le messe e le ore canoniche per … della Chiesa.

Il Presbiterio.

Presso le pareti laterali del presbiterio, che è abbastanza ampio e spazioso, c’erano posate alcune pedane con le quali si è soliti erigere il trono nella festa della Santissima Annunciazione, quando il Vescovo celebra la messa pontificale in detta Chiesa, ed inoltre alcuni scanni da servire quando se ne presenta la necessità; fu quindi ordinato:
Che si lasci un solo scanno sul quale i ministri dell’Altare secondo la norma possano sedersi, tutte le altre cose si tolgano dal Presbiterio e si collochino altrove.

Nell'absidiola di sinistra da metà Novecento è allocato il fonte battesimale, che fino allora  e dal 1857, anno di istituzione a Parrocchia della Chiesa, era stato a sinistra dell'ingresso, dove attualmente esiste ancora la lapide ricordo (del 11 ottobre 1857); sulla parete alle sue spalle è affisso un quadro raffigurante il Battista, opera di Onofrio Bramante realizzato nel 1976.
Nell'absidiola destra è piantata la quattrocentesca acquasantiera (foto più in basso) che fino ai restauri del 1964 serviva sulla sinistra del presbiterio l'accesso dal piccolo porticato laterale.

Il Battista, quadro di O. Bramante del 1976    l'absidiola sx col fonte battesimale    la lapide dell'istituzione della Parrocchia
[Il Battista, quadro di O. Bramante del 1976 - l'absidiola sx col fonte battesimale - la lapide dell'istituzione della Parrocchia - foto di Sabino Di Tommaso - 03/05/2022]

Com'era il presbiterio ai primi del Novecento? Ecco una sua descrizione estratta dal libro sotto citato di Michele Agresti:

"Sul Presbiterio, al quale si accede per alquanti lunghi scalini, si erge l’altare maggiore, in stucco lucido, di nessun pregio. Sul pavimento di questo Presbiterio si vede sculta l’effigie di Carlo Albanese. antico patrizio di Andria, che lasciò i suoi beni al Capitolo Collegiale dell'Annunziata. [qui l'autore annota:] (Varie lapidi pure si leggono sul Presbiterio, come quella dell’Albanese, l’altra che ricorda la consecrazione di questa Chiesa, fatta nel 1713 [sulla lapide (foto sotto) si legge invece MDCCXIIII] dal Vescovo Adinolfi, l’altra a caratteri gotici, sovrapposta al sepolcro della nobile famiglia Cimerata, già estinta. A fianco dell’altare maggiore osservasi una figura di castello, col culmine a forma d’obelisco, intorniato da una fascia di acanto segnando l’epoca 1490 [sulla lapide (foto sotto) posta oggi all'ingresso della chiesa, si legge invece MCCCCLXXXXVII]. Questo stemma si riferisce ad un altro antico e nobile casato andriese, la famiglia Campanile.) La fonte dell’acqua santa, messa in cornu Evangelii dell’altare maggiore, porta lo stemma dei Del Balzo. Accanto a questa fonte vi è una piccola Sacrestia, per uso della parrocchia.
Sotto la volta del Presbiterio osservasi un’altro dipinto, di nessun valore, rappresentante l’Annunziazione, con la seguente scritta: Spiritus sanctus superveniet in te. Ecce ancilla Domini fiat mihi secundum verbum tuum. Dietro l’altare maggiore vi è il Coro, tutta di buona noce, che serviva per l’ufficiatura di quel Capitolo Collegiale, ora [nel 1912, epoca in cui l'autore scriveva] residente nella Chiesa di S. Agostino.
Esso ha sedici stalli superiori (oltre a quello pel Priore, unica dignità di quel Capitolo Collegiale) e dodeci inferiori. Il Coro è fatto a parallellogramma, e porta dei vasi di fiori in cima, ed alcuni fregi dorati nei stalli superiori. Sul medesimo presbiterio, in cornu Evangelii, si vede una Cappella, dedicata alla Incoronata, della quale vi è un dipinto di mediocre valore. La volta di questa cappella è formata a cordoni a spicchio. Accanto a questa cappella avvii una porta, che mette in una specie di porticato, la di cui volta è fatta a cordone in forma di spicchio.
L’arco d’entrata, a sesto acuto, è sostenuto da due colonne di pietra con capitello ornato di foglie. Sopra il quadro vedesi una immagine del Battista. L’architrave ha un cornicione sporto a triangolo dentellato. [qui l'autore annota:] (Anticamente in quel sito esistevano due altari, uno eretto dalla Università. in memoria del prodigio, di cui innanzi è fatto parola, l’altro dirimpetto, dedicato all’Annunziata, della quale si vede in cima l'Immagine con sottoposti gli apostoli S. Giacomo e S. Filippo, ed alla base il Purgatorio, più S. Gennaro e due teste di serafini. Di fronte poi vi è dipinto Gesù disteso sopra bianco lino, ai di cui piedi brucia un cereo, l’Addolorata e S. Giovanni. Questo avvanzo di altare merita attenzione per il suo valore artistico benchè è tenuto in non cale...). Tutto l’ornato é mirabilmente intagliato con finissimi lavori."

[M. Agresti, "Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi", Tipi Rossignoli, Andria, 1912, pagg. 93-97]

— ↑↑↑ —

Ecco come si presentava il presbiterio durante i lavori di restauro di metà Novecento. In una pagina dedicata analizzeremo gran parte delle modifiche attuate sino ad oggi.

1964, cappella dell'Incoronata, a sinistra nel presbiterio   pilastro sx ingresso presbiterio   presbiterio, nel 1964
[Il presbiterio, un pilastro dell'arco d'ingresso e la sua cappelletta di sinistra durante i restauri di metà Novecento - (elaborazione elettronica del colore)]

Nelle foto di metà Novecento sono osservabili alcune delle informazioni dateci dagli autori ottocenteschi.
- Le absidiole o cappellette aperte sul presbiterio hanno la volta gotica, sorretta da una crociera ogivale mediante due archi di sostegno (costoloni) che si intersecano in una chiave di volta a disegno floreale e da due archi trasversali a terzo acuto, (uno all'ingresso e l'atro sulla parete di fondo); ai quattro angoli pilastrini a base quadrata con pulvino accolgono e smorzano la spinta della volta.

annunciazione
[elaborazione elettr. su foto di. M. Monterisi - 2008]

- Il maestoso arco a terzo acuto d'ingresso al presbiterio reca nella sua chiave un cartiglio con la scritta "A G P" (AVE GRATIA PLENA) a cui seguiva sotto la volta un dipinto dell'Annunciazione, oggi non più esistente;
al di sopra della chiave dell'arco che introduce all'abside e al coro dietro l'altare è posto un altro cartiglio con la scritta "ET VERBUM CARO FACTUM EST / ET / HABITAVIT IN NOBIS".
- Tre finestre illuminano il presbiterio dalla parete di fondo: una rettangolare aperta nell'abside e due (appaiono) bifore ogivali aperte sulle due cappellette (eliminate perché considerate non originali).
- I quattro gradini di accesso al presbiterio, larghi quanto l'abside, presentano sui due lati una semplice ringhiera in ferro.
- Nell'abside dietro l'altare maggiore è ben visibile il coro ligneo, oggi non più esistente.
- Sotto la finestra che illumina il coro, immediatamente sopra lo scanno del priore, è affissa la tela dell'Annunciazione [foto a destra, attualmente (2022) in attesa di nuovo restauro]. Di un dipinto antico sul coro dietro l’altare maggiore se ne parla per la prima volta nella Visita Pastorale di Mons. Egizio del 1659 e che sia una Annunciazione in quella di Mons. Palica del 1780.
- La cappella di sinistra aveva un piccolo altare con disegni geometrici e retto da volute in pietra; sulla parete di fondo c'era un quadro della Vergine Incoronata: ha il piccolo Gesù seduto sulle ginocchia e due angioletti che la incoronano, ai piedi e ai lati rami d'ulivo; attualmente (2022) questa tela, molto deteriorata, è affissa negli uffici della Chiesa. Ai lati del quadro erano incavate due piccole nicchie.
Oggi in questa cappella (come s'è detto) è posto un fonte battesimale con lo stemma di Mons. Longobardi (che, come recita la lapide posta all'ingresso della chiesa, nel 1857 rese Parrocchia l'Annunziata insieme alle chiese di Sant'Agostino, San Domenico e San Francesco, concedendo quindi l'autorità di battezzare, fino ad allora prerogativa esclusiva della Cattedrale e della Collegiata di S. Nicola) e sulla parete di fondo è affisso un moderno quadro del Battista, opera del 1976 di Onofrio Bramante. In verità gli storici locali vedono nel presbiterio al loro tempo un quadro del Battista "vestito con pelliccia, quadretto di tutta legiadria per le sue fattezze" (Borsella), ma di esso non abbiamo notizie.
- Le volute in pietra degli altari del presbiterio e il paliotto dell'antico altare maggiore li troviamo oggi utilizzati per il nuovo altare conciliare, per l'ambone delle letture, e per una mensola porta arredi sacri.
- Già nelle foto del 1964 non c'è traccia dell'organo installato in chiesa intorno al 1659 (come abbiamo visto scorrendo le vicende storiche dell'Annunziata).
- Nella parete sinistra, accanto alla cappella dell'Incoronata, si vede un accenno di accesso, oggi non più esistente; era l'antica uscita laterale che, attraverso un piccolo vestibolo formato da due piccoli ambienti con volta a crociera costolonata romanico-gotica ed un cortile immetteva (e immette ancora oggi attraverso un atrio) in Piazza Porta la Barra; Il Borsella e l'Agresti ce lo indicano. Scrive il Borsella: "Si entra in questa chiesa anche per una portella che corrisponde all’altare maggiore."; e poi l'Agresti conferma: "Accanto a questa cappella avvii una porta, che mette in una specie di porticato, la di cui volta è fatta a cordone in forma di spicchio." Entrando in chiesa da questo accesso laterale c'era nei pressi quella acquasantiera quattrocentesca con gli stemmi dei Del Balzo, Aragonesi e Università di Andria che oggi (2022), posta nella cappelletta di destra, è usata come custodia degli oli sacri. [foto subito sotto a sinistra]
acquasantiera quattrocentesca    capitello sx del vestibolo    volta gotica a crociera dell'ambiente attiguo cappelletta sinistra   lapide famiglia Campanile 1497
nell'ordine: l'acquasantiera quattrocentesca, volta e capitello del porticato-vestibolo di accesso al presbiterio, la lapide dei Campanile (per il Borsella, dei Camerota, secondo l'ing. G. Fuzio) del 1497 [le foto non sono riprodotte nella stessa scala]

— ↑↑↑ —

Degli altri dipinti esistenti nel presbiterio ai tempi del Borsella, del Merra e dell'Agresti, e da essi largamente descritti, non c'è più traccia.
Oggi (2012) sulla parete destra sono affissi un quadro raffigurante Abramo mentre sta per sacrificare il piccolo Isacco e una lapide commemorativa della consacrazione della Chiesa all'Annunziata effettuata nel 1714 dal vescovo Nicola Adinolfi, e del quale c'è anche lo stemma.
Sulla parete sinistra poi si ammira un quadro raffigurante Mosè nell'atto di far zampillare l'acqua dalla roccia del deserto e sotto di esso lo stemma di un vescovo.
Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia del deserto   Abramo sta per sacrificare Isacco

stemma di vescovo                 lapide ricordo consacrazione Chiesa all'Annunziata e stemma vescovo Adinolfi
[Sulla lapide a destra lo stemma di mons. Adinolfi - elab. digitale su foto di. Michele Monterisi - 2010]

— ↑↑↑ —

Come abbiamo sopra letto nell'Agresti, sul pavimento del presbiterio c'era la tomba del patrizio Carlo Albanese, munifico benefattore della Chiesa, completa di stemma ed epigrafe:

D O M
NOMINE VIR MAGNUS
LECTOR
COGNOMINE PURUS
PERLEGE NUM FACTIS
MAIOR UTROQUE FUIT
CAROLUS ALBANESI CŒLI TĒPLA PEROPTANS
LARGITUR TEMPLO QUAS CUMULAVIT OPES
COLUMNA HIC TEMPLI
VIVAT SIC MARMORE DIGNUS
DIGNUS QUEM CLERUS
SIC MEMINISSE VELIT·
A·D·M·D
CCX
II

lapide e stemma di Carlo Albanese   stemma non identificato
lapide e stemma di Carlo Albanese del 1712 e, a destra, stemma non identificato [le foto non sono riprodotte nella stessa scala]

Oggi tale lapide è affissa sulla parete di fondo, a destra entrando.
Carlo Albanese, grande benefattore dell'Annunziata, fece installare sul lato destro del presbiterio a sue spese un organo (come si legge nella Visita Pastorale di Mons. Egizio del 1659) ed edificare con un lauto lascito l'elegante altare di San Gennaro (oggi del Sacro Cuore) (come si legge nella Visita Pastorale di Mons. Triveri del 1694).

Scrive mons. Egizio nel 1659:

[trascrizione dell’originale latino] [traduzione]

Die 16 m.[ensi]s sept.[emb]ris 1659

Visitavit exinde organũ quod est pariter factũ a latere sinistro Eccl.[esi]æ expensis Devoti Caroli Albanesis illudquæ Ill.[ustrissi]mus D.[omi]nus laudavit.

16 settembre 1659

Di seguito visitò l’organo che è anch’esso sul lato sinistro della Chiesa, realizzato a spese del devoto Carlo Albanese, e l’Ill.mo Signore espresse lode.

Scrive mons. Triveri nel 1694:

[trascrizione dell’originale latino] [traduzione]

Die 21 9mbris 1694.

Altare S. Ianuarii.

Tandem visitatũ fuit Alt.[ar]e S. Ianuarij situs ab eo d.[ict]o lat.[er]e epistolæ in plano Eccl.[esi]æ extra Presbyteriũ.
Hoc Alt.[ar]e ædificatũ fuit a Cap.[itu]lo ex elemosinis qu... D. Caroli Albanese, qui in eius ult.[im]a voluntate Cap.[itu]lũ seu dicta ... suorũ bonorũ heredes instituit cum onere celebrandi tot missas pro anima sua quot capere possunt in summa reditus qui singulis annis, ex bonis hereditarijs obvierint ad rationẽ [spazio vuoto] pro singulis.
Adest tabula lapidibus sectis, et columnis ornata in cuius medio depicta est imago S. Ianuarij ep.[iscop]i et martiris. A lateribus verò venerantur Imagines SS.orũ Apostolorum Philippi, et Iacobi.

21 novembre 1694.

Altare di S. Gennaro.

Infine fu visitato l’Altare di S. Gennaro eretto in detto lato dell’epistola nella navata fuori dal presbiterio.
Questo altare fu eretto dal Capitolo con le elemosine di D. Carlo Albanese, il quale nelle sue ultime volontà istituì il Capitolo erede dei suoi beni con l’onere di celebrare un tot numero di messe per l’anima sua quante erano possibili in base al reddito prodotto ogni anno dai beni ereditati, in ragione di [spazio vuoto] per ciascuna di esse.
C’è un dossale di pietre intagliate, ornato di colonne tra le quali è dipinta l’immagine di S. Gennaro vescovo e martire. Ai lati in verità si venerano le immagini dei Santi apostoli Filippo e Giacomo.

Riportiamo infine il breve commento del prof. Vincenzo Schiavone, perché, come al solito, è preciso ed esauriente.

"Era [Carlo Albanese] un patrizio andriese discendente dallo stesso casato di Chiuriana Albanese, la benefattrice da noi ricordata che, quattro secoli prima, aveva lasciato all'ospedale dell'Annunziata legati e monete d'oro.
Anche Carlo lasciò i suoi beni all'Annunziata e al suo clero allora organizzato in un Capitolo. E il Capitolo ricorda il suo benefattore, con il suo nome e la sua «ben più grande generosità», in tre distici latini incisi nella cornice settecentesca, scolpita nel marmo sotto lo stemma gentilizio: un giglio, due agili pini che si levano verso tre stelle, tra il fiore e un leone rampante. … … … ."

[testo tratto da " La chiesa dell'Annunziata di Andria", di Vincenzo Schiavone, Grafiche Guglielmi, Andria, 1996, pagg. 54-55]

— ↑↑↑ —

NOTE

[1] Per arco ogivale a sesto acuto in terzo punto o "a terzo acuto" qui si intende un arco la cui corda o "luce" è 1/3 più lunga del raggio dei due semicerchi, generando un rapporto di acutezza pari a 1/4.
Per arco ogivale equilatero qui si intende un arco a sesto acuto avente la corda o "luce" lunga quanto il (=) raggio dei due semiarchi, determinando così un rapporto di acutezza pari a 1/2.