gli altari di destra

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navata: gli altari di destra
[elaborazione elettr. su foto di. Sabino Di Tommaso - 2012]

Gli altari di destra della NAVATA

La navata presenta quattro fornici per lato. Analizzo le opere più rilevanti presenti sulla parete destra.
Riporto contestualmente, tra virgolette ed in corsivo, una descrizione di questi altari come si presentavano nella prima metà dell'Ottocento ai tempi del Borsella, autore del testo in Andria Sacra.
tondo 'Immacolata' del 1836

1° altare ligneo di destra: Immacolata

Cappella confraternita dell'Immacolata Concezione

altare marmoreo del Sacro Cuore
[elaborazione elettr. su foto di. Sabino Di Tommaso - 2012]

Nel primo fornice, a partire dall'ingresso, è posto, come sul lato opposto, un moderno confessionale e, sulla parete una tela tonda raffigurante tra una gloria di angeli l'Immacolata, il cui Bimbo, retto dalle sue braccia, colpisce con il terminale della croce, usata come dardo, la testa del serpente trattenuto dai piedi della Madre. In basso è scritto: A DIVOZIONE DEI F. DELLA SS. CONCEZIONE / A.D. 1836. Vincenzo Schiavone a pag. 84 del testo citato scrive "Essa è firmata da Saverio Calò, datata 1836", ma al momento non se ne legge alcuna.
In questo fornice a fine Seicento c'era un altare dedicato all'Annunciazione, un'immagine della Vergine dipinto sulla parete e sul dossale due statue, dell'Annunziata e dell'arcangelo Gabriele, forse quelle stesse statue di terracotta colorata che a metà Seicento erano dietro l'altare maggiore. A fine Settecento poi sull'altare era posta un'urna con un'immagine miracolosa della Madonna di Costantinpoli ed in alto un ovale col dipinto del Battista.

Scrive prima Mons. Egizio nella Visita Pastorale del 1659:

Deinde visitavit Chorum, qui est é parte posteriori dicti Altaris maioris ... et ex parte inferiori adsunt duae finestrulae in quibus hinc inde adsunt duo statuae tum Beatae Mariae Virginis Annuntiatae, tum Gabrielis Arcangeli Annunciantis ex opere latericio decenti colore illinito opus veré elegans, ac continue elaborato. ...
Die 16 m. s.bris 1659 ... accessit ad Cappellam S.ae Mariae Annunciatae, quae est a latere sinistro Ecc.ae propé ingressũ, quam invenit decenter ornatã, Cappella enim est ... ampla et fornicata. Altare est lapideũ, et elevat.ũ e pavim.to per 3^ gradus lapideos alios ligneũ aliũ, cũ Pradella pariter ex ligno, ... . Pro Icone deseruit Imago B. M. V. cũ puero Iesu muro depicta ... vetusta, ac denotissima et miraculis innumeris insignita, quã circũ sunt cãcelli ex ligno deaurato, et ... d.ae imaginis veli sericio obiucta cũ coronis ex argento, ac lapidibus praetiosis tum pro Puero Iesu, tum pro B. M. V. Dicta Icon est sub tabernaculo lapideo, quatuor columnis pariter lapideis suffulto, quod auro ac ceruleo colore est inter miscendum fuitque propterea a Rev. Capitulo fuit praestita harra. Supra dictũ tabernaculũ est imago pariter B. M. V. Annuntiatae lapideis coloribus illinito miraculis clara, et praesertim ad impetrandam pluviam, ac supra dictã Imaginē est umbrella ex ligno elaborato, pariter deauranda.

Mons. Triveri poi, nella sua Visita Pastorale del 1694, non vede più le statue dietro l'altare maggiore ma su questo, così infatti scrive:

A lat.e Epistole Altaris Maioris prope fine Eccl.ae reperitur Altare Sant.ma Annunciationis in Cappella fornice tecta, et picturis ornata. Pro tabula adest Imago Beat.mae Virn.is in pariete depicta, et in parte superiori sub fornice adest statua lignea eiusdem Beat.mae Virginis, cum alt.a Angeli ipsi nunciantis.

Nel 1780 infine il vescovo Palica nella Visita Pastorale fa di questo altare un'altra descrizione:

Visitavit quemdam urnam in medio, et sup.a ultimum gradum altaris positum ex ligneo cum fenestris vitreis munitam, in qua asservitur Imago Virginis Mariae de Constantinopoli super ligneo depicta Imagine pueri Iesu in gremium tenens. Pictura apparet antiquitus efformata, et adest traditio eamdem fuisse G.m ... Sacerdotis D. ... Antonii Acquaviva de ... eiusdem Colleg.ae, qui domi detinebat, et quia ibidem sudore madefacta Imago ipsa apparuit per aliquem notabile ..., et sic iuridice recognita, sudor ipse prodigiosus fuit declaratus, ideoque laudato ipse Acquaviva ad maiorem ipsius B.mae Virg.s Cultum, et venerationem, in haec Ecc.a Colleg.a exposuit, et adservari voluit; est d.a Imago munita ex velo serico a parte anteriori; ... Visitavit Imagines SS.mae Annuntiationis, Gabrielis Archangeli, et SS.mi Patris Eterni in tela depictas cum panno serico auri coloris a parte anteriori coopertas; In culmine eiusdem Altaris aliam Imaginem parvam S.i Ioannis Baptistae in tela formae ovatae depictam.

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Nel fornice a seguire è innalzato un maestoso altare ligneo barocco: nel dossale è incastonata una tela dell'Immacolata librantesi sul territorio della Chiesa dell'Annunziata. Ella è inondata da un fascio di luce emesso dallo Spirito Santo, intorno al capo le splende un'aureola di dodici stelle e i suoi piedi posano sulla luna mentre schiaccia la testa al serpente. È circondata da numerosi angioletti che porgono alcuni simboli delle sue virtù e reggono due nastri con le frasi «TOTA PULCHRA ES MARIA ET MACULA ORIGINALIS NON EST IN TE» e «NONDUM ERANT ABYSSI ET EGO IAM CONCEPTA ERAM». [1]
Nell'edicola superiore da una tela più piccola Dio Creatore guarda totalmente compiaciuto la sua creazione e la sua sottostante opera più bella, Maria.

Scrive il Borsella a metà Ottocento:

"Due altari a destra e sinistra sono situati dirimpetto. Sul primo è dipinto la Concezione con veste bianca fiorata d’oro, e manto azzurro cupo, che dalle spalle scende ondeggiante fino ai talloni, lo Spirito Santo le sta in testa splendente di raggi. È ricinta di serafini, in atto di aprire una cortina velluto chermisi. Le soggiacciono altri, chi con ispecchio, chi con giglio, chi con ramo di alloro, chi di rose, e chi di palma. Ai di Lei santi piè la luna bicornuta. In fondo sorgono vive fiammelle per aver debellato col suo potere gli spiriti d’Averno. In due nastri poi leggonsi queste parole: Nondum erant abissi, etiam concepta eram. In cima a questo quadro un altro del Creatore, in forma di venerando veglio, con prolissa canizie al mento, e un globo alla destra come il dipingeva il Raffaello, in atto di chiamare dal nulla all’essere tutto il creato.
... . Il ridetto quadro del Creatore è chiuso da ampia cornice frastagliata di foglie, luccicante di finissima doratura, onde più rispettabile si rende.
L’altare tutto a spalliere di legno, accanto pilastri con capitelli e basi, oltre una gran fascia attaccata al muro rabescata di fiori, e frutta che termina con cornicione ritorto.
Due colonne anche rabescate fina al piedistallo, spiralmente intrecciate di pampinosi rami, situate nei fianchi, elevansi fino al quadro. Le dorature sul verde, di cui tutto l’orlato è colorito, riescono più risaltanti. L’architrave largo tre palmi splende per li diversi fregi, e sull’apice dei capitelli poggiano due altri cornicioni come scudi, alle basi delle ridette colonne son rilevati due rosoni. Questo frontespizio a buon conto presenta due ordini di architettura. Sulla mensola dell’altare espongosi due gradini, ove allogansi, le palme e i candelieri e vi sono sculti degli angioletti alati.
"

Nel 1694 Mons. Triveri trova in questo fornice già eretto forse l'attuale altare: parla infatti di un altare dedicato all'Immacolata Concezione accudito dalla omonima Confraternita e sulla parete si venerava un quadro dell'Immacolata ben ornato tra colonne di legno scolpite.

Successivé Ill.mus visitavit Alt.e Immaculatae Conceptionis Beat.mae Virginis, in quo sub eiusdem invocat.ne erecta est Confraternitas. In tabula eleanter depicta veneratur Imago d.ae B. V.is Immaculatae Concepta: est tabula ipsa columnis ligneis, et incisis decenter ornata, ... .

Nel 1704 Mons. Ariano non descrive l'altare, che trova ottimamente ornato, ma si sofferma a parlare della Confraternita dell'Immacolata ad esso associata. L'altare è privilegiato il martedì soltanto per i Confratelli e le Consorelle di detta Confraternita, presso si esso da tempo eretta. I Confratelli, scrive, nelle processioni e nelle funzioni vestono un abito in tela di sacco bianco con una mozzetta blu, un vessillo di seta rosso con l'immagine dell'Immacolata Concezione. Dietro l'altare c'è la stanza nella quale essi si riuniscono le domeniche e i venerdì per compiere i loro esercizi spirituali.
Ricorda poi che la Confraternita il 1627 fu trasferita in questa Chiesa Collegiata essendo stata espulsa dalla Chiesa di Santa Maria Vetere [2], e conseguentemente portò con sè l'amministrazione dei benefici ad essa connessi.

"Altare SS.mae Conceptionis invenit optime ornatum. In eo celebrantur annuae missae viginti ex legato ... . Dictum altare est privilegiatum pro feria tertia tantum pro Confratribus, et Consororibus Contraternitatis iam in ipso altari erectae. Confratres in publicis processionibus, et functionibus utuntur saccis albis cum mozzettis coerulei dotis, vexillo rubeo serico, et simulacro Immaculatae Conceptionis. Post dictum altare est locus, in quo congregantur dicti Confratres diebus Dominicis, et sextis feriis pro suis spiritualibus exercitiis peragendis.
Et quia Confraternitas praed.tae fuit ad ... Colleg.m translata ab anno 1627. ... ab Eccl.a S. M.ae Veteris Fratrorum Minorum ... expulsa fuit, et proinde debebat secum deferre administrationem redditorum, ...
"

È nel 1780 che Mons. Palica descrive accuratamente l'altare così come oggi lo vediamo:

Visitavit Altare Immaculatae Concep.s B.mae V.s Mariae positum successive tertio loco a d.o latere, et cornu Ep.lae e' regione muri Eccl.ae ex opere plastico confectum, et circum circiter perbelle elaboratum cum ..., et duabus columnis ligneis ..., et sculpit, ac deauratis et depictis in forma corrispondenti Altari contraposito ... Visitavit Imaginem laudatae B.mae Virg.s sine labe conceptae cum aliis imaginibus Angelicis, et simbolis privilegionem praelaudatae Virg.s M.ae in tela depictam, et mandavit restaurari, et puliri ... . In culmine eiusdem visitavit Imaginem SS.mi Patris Eterni, etiam in tela depictam, ... In eodem altari reperitur ... Congregatio Laicorum sub eadem invocatione. ...

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Nel fornice successivo, il terzo dall'ingresso, si apre, su due campate con archi a tutto sesto, la cappella della Confraternita dell'Immacolata e dedicata alla Vergine e a S. Sabino. Sul dossale dell'altare marmoreo è affissa una tela dell'Immacolata che porge uno scapolare a San Gaetano. In primo piano è dipinto San Sabino che con l'indice invita a leggere nella Bibbia il versetto «TRIBUE DOMINE POPULO TUO NECESSARIA ET ESTO PLACABILIS SUPER NEQUITIAM POPULI TUI». Sullo sfondo sono dipinte delle anime purganti.

Una lapide ricorda che la cappella dedicata all'Immacolata sotto la protezione della stessa fu innalzata (o riedificata) a proprie spese dalla confraternita nel 1739.
Un'altra lapide ricorda l'indulto del papa Leone XII del 6 marzo 1824 con cui rendeva privilegiato  questo altare dedicato all'Immacolata, a San Sabino vescovo e al Beato Gaetano.
lapide del 1739 lapide del 1824

Nel 1659 Mons. Egizio nella sua Visita Pastorale accenna solo ad un Oratorio della Congregazione laicale dell'Immacolata Concezione, dipendente dal Convento di Santa Maria Vetere e posto a destra dell'altare dell'Annunciazione che stava visitando.

... accessit ad Cappellam S.ae Mariae Annunciatae, ... In d.a Cappella adest Congregatio laicorũ sub invocat.ne Concept.nis B. M. V. quae dependat à cumfraternitate in Conventu S.ae Mariae della Vetere nuncupata, et a latere dextero dictae Cappellae habet Oratoriũ in Altari decenter ornato, et omnia ad usũ celebrat.nis necessaria labentia, ... .

Nel 1711 Mons. Nicola Adinolfi, nella sua Visita Pastorale del 18 Ottobre, conferma che l'accesso all'oratorio della Confraternita era tra l'ingresso della Chiesa e l'altare dell'Annunciazione:

"Adest intus antedictam Cappellam SS.mae Annunciatae propè angulum quaedam porta, quae ad Oratorium Immaculatae Conceptionis ducit, in quo Ill.mus D.nus cum coeteris ingressus fuit, omnia diligentèr observando, ibi enim Confratres Ven.lis Conf.tis praefatae Virginis Immaculatae congregare se solent prò suis functionibus peragendum ..."
statua lignea settecentesca di S.Sabino della bottega del Brudaglio
[foto 2012 della statua dopo il restauro realizzato da Iaccarino e Zingaro]

Ai tempi di Mons. Palica, come risulta dalla sua Visita pastorale del 1780, questa Cappella è già aperta nella navata ed edificata sostanzialmente come oggi: c'è un altare in pietra dedicato a S. Sabino con sei ostensori di reliquie; sul muro una tela dell'Immacolata con S.Sabino e S.Gaetano; in nicchie laterali poi sono esposti: la statua di S. Sabino e l'olio benedetto della sua lampada, ambedue per devozione della famiglia Ieva, e l'immagine dell'Ecce Homo.

Visitavit Altare sub invocatione S.i Sabini Ep.i Canusini in prop.am Cappellam positum, successive ... secundo ab eadem parte laterali dextro, a parte Ep.lae ex lapide nostrali  ...
In eodem Alt.e visitavit sex hostensoria ex ligneo deaurato, in quibus serventur reliquiae Sanctorum cum autenticis ... d'Anellis Ep.i And.si ... Visitavit Imagines B.ae M.aee Virg.s sine labe Conceptae, Divi Caetani, et praelaudati S. Sabini in tela depicta, et muro locata in tela cum ornamento ex opere plastico circum circiter elaborato, et laudavit. ...
Ante d.m Altare pendet lampas ex auri calco in latere Evang.i sub ... appensa continuo ardens ex devotione Familiae dé Ieva.
In eadem Cappella visitavit fenestram, sive armarium in muro ... cum rete in ferro filato munitum, et clave clauso in quo asservetur Oleum benedictum in honorem d.i S.i Sabini, quod dispensatur Fidelibus pro accipiendis gravis, et praecipue pro ... animalium veneno ... morsibus afflictis.
Et fronte d.ae fenestrae, sive armarii in pariete a latere Evang.i visitavit imaginem SS.mi Ecce Homo in propria nicchia positum et panno serico coopertam, et circumdatum est cum ornato ligno deaurato. ...

In quello scorcio di secolo qual fu la seconda metà del Settecento nelle più importanti Chiese della Città furono attuate profonde ritrutturazioni, e ugual cosa accadde per l'Annunziata.

Sempre ai tempi di Mons. Palica, al 4 aprile 1787 infatti, risale un atto notarile stipulato tra la Collegiata della SS. Annunziata e la Confraternita della Immacolata Concezione per dei lavori da effettuare soprattutto nella Cappella di quest'ultima; all'atto sono allegati i relativi disegni dell'architetto Vito Ieva, lo stesso che aveva realizzato con il fratello Domenico i due magnifici campanili di San Francesco (nel 1773) e San Domenico (nel 1781).
Scrive Mimma Pasculli Ferrara nel saggio sotto citato:

La voga di “arredare” e di ornare chiese preesistenti secondo progetti dettagliati emerge chiaramente da due interessanti disegni relativi alla pianta e sezione della chiesa della SS.ma Annunziata ad Andria (Bari), allegati ad un atto notarile del 4 aprile 1787, stipulato tra la collegiata e la relativa confraternita. I disegni, firmati dall’architetto Vito Jeva (1726-1810) e controfirmati dal notaio Antonio Tedesco di Andria (notizie del 1787), vennero realizzati in funzione dell’allestimento del nuovo Cappellone dell’Immacolata. [3]. Il primo mostra una sezione longitudinale della chiesa specificando tutti gli elementi di arredo in una legenda. Il secondo riporta la pianta generale dell’antica chiesa, segnalando nella zona antistante il Cappellone con delle nuove lettere gli elementi dell’arredo analiticamente elencato nell’atto notarile.

[testo tratto da Pasculli Ferrara Mimma, “Puglia - Disegni e modelli lignei per altari marmorei barocchi nel Regno di Napoli”, in Ministerio de Economia y Competitividad Universitad de Còrdoba (a cura), “Dibujo y ornamento: Trazas y dibujos de artes decorativas entre Portugal, España, Italia, Malta y Grecia: Estudios en honor de Fuensanta García de la Torre”, ed. De Cavi Sabina - De Luca editori d’arte, 2015, pp. 383-393, pubblicato online in Fagiolo Marcello (cur.), “ Atlante telematico del Barocco in Italia - Le Capitali della festa - Italia centrale e meridionale”, come “Materiali didattici LM-65 a.a. 2018-2019” dell’Università di Bari, De Luca editori d'arte,( consultato il 04/03/2020)]

Nelle quattro nicchie ricavate nei muri perimetrali della cappella oggi sono collocate alcune statue: una Immacolata di carta pesta del 1932 in una nicchia con sovrastruttura marmorea neogotica del 1912, un San Sabino ligneo settecentesco, un San Giuseppe e una Santa Lucia, ambedue del 1951.

La statua di San Sabino (foto a destra), restaurata nel 2012 da Iaccarino e Zingaro, è attribuita (da F. Aruanno) a Nicolantonio Brudaglio (1703-1784) che l'avrebbe realizzata nel 1739;  fu commissionata dalla famiglia Ieva che, tramite Don Francesco Paolo Ieva aveva istituito un beneficio per il culto del Santo; indice di tale commissione è lo stemma composto da due cipressi sormontati da tre stelle, posto alla base della statua (come quello che si può ammirare sul palazzo già della famiglia Conoscitore e poi degli Ieva, al n° 23 di via Flavio Giugno).

Scrive infatti Mons. Palica nel suddetto resoconto della sua Visita Pastorale all'Annunziata eseguita nel 1780.

In armario in muro ... portis ligneis clauso cum clave visitavit Simulacrum D.i Sabini Ep.i Canosini ex ligno perbelle, et artificiose incisum pontificaliter indutum super piramide pariter ligneo depicto, et deaurato cum stemmate subtus posito domus, et Familiae de Ieva, cuius sumptibus fuit constructum, et approbavit; mandavit tamen armarium praed.m depingi tantum a parte interiori, quam exteriori. In eodem Alt.i reperitur ... simplex Beneficium ... sub invocatione eiusdem S.i Sabini de Jure patronatus laicali domus, et Familiae praed.ae de Ieva nup fundato per G.m D.m Franciscum de Ieva, qui fuit Sacerdos Capitularis huius Colleg.ae Eccl.ae

La situazione a metà Ottocento la desumo ancora dal Borsella:

"Quindi veniamo a far parola dell’ampio cappellone, che osservasi in questa antica Chiesa dedicata alla Vergine, la quale sta dipinta in gran quadro sull’altare a di lei onore eretto, di S. Sabino e S. Gaetano Tiene.
Ivi leggesi questa iscrizione.
D. O. M.
Altare hoc Immaculatae
Semper Virgini Mariae
Divo Sabino Episcopo et Caietano
Privilegiatum quotidianum
Pro animabus Fidelium Defunctorum
Ex indulto
SS. Domini Leonis
P. P. XII de die VI
Mensis Martii
MDCCCXIV
[4].
Il surriferito quadro dell’altare rappresenta la Vergine, in atto di affidare nelle purissime mani di S. Gaetano in abito pretile con collana, l’abitino. Varii Angioli corteggian la Diva. Sotto la Diva S. Sabino abbigliato pontificalmente con mitra, e pastorale. Egli ha un libro aperto nelle mani, in cui è scritto: Peto Domine, ut quiescat ira tua, et esto placabilis super nequitiam populi tui. Vicino un angelo con sottocoppa, e tazza, donde sorge vipera maculata con lingua trifulca. Nel muro vi è una copia del gran quadro di S. Tommaso, in atto che immette il dito nel seno Santissimo del Divin Maestro.
Inoltre nei muri opposti sonovi due nicchie. Nell’una conservasi l’olio di S. Sebastiano [? dovrebbe essere di S. Sabino stando alla relazione del Vescovo Palica] e nell’altra nulla, ma che anticamente contenea l’Ecce Homo che il capitolo in lasciar questa chiesa, condusse nell’altra di S. Agostino. Questo ripostiglio ha larga cornice tutta dorata, con corona soprapposta, e fregi dentellati, non senza rabeschi. Al disotto avvi una testa di un angelo alato, oltre due altri che sostengono l’anzidetta corona. La doratura così lucida sembra essere stata opera di fresca data.
Nel pavimento del Cappellone vi si osserva una fossa su cui è scritto.
D. O. M.
Sepulcrum
Fratrum Sororumque
Venerabilis Confraternitatis
Immacolatae Conceptionis
Anno Domini 1737
Restauratum.
1805
Sopra la porta della sagrestia dei fratelli, è eretta una tabella nella quale spicca la Vergine SS. con due fratelli vestiti di sacco che divotamente le porgon preci. Dentro un altare con un gran quadro dove è dipinto l’Apostolo che per la forza dello stile assunse lo stemma del Leone che gli giace appresso, non che S. Rocco. Mostra questo quadro la sua antichità anche nella cornice di legno, dentellata rabescata, con globetto tramisti.
Le due fonti dell’acqua santa messe ai due fianchi della porta, ànno per sostegno le cariatidi.
"

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L'ultimo fornice presso il presbiterio ospita un maestoso altare in pietra con un grande dossale doviziosamente scolpito in stile barocco: spiccano le quattro grandi colonne tortili con capitelli e trabeazione decorati con motivi floreali e putti; il tutto è poi sormontato da un frontone su cui si distendono serafini e cherubini con in cima  Dio creatore. Centrale trovasi una tela raffigurante il Sacro Cuore, firmata Carmine Conversano (1923-2008) A.D. 1956, e nel frontone superiore una deposizione.

deposizione
[elaborazione elettr. su foto di. Sabino Di Tommaso - 2012]

La Maddalena dipinta in questa tela è identica a quella che un tempo esisteva nella Chiesa di Santa Maria Vetere e ubicata nella Pinacoteca Provinciale di Bari dal 1891.
Mons. Merra, descrivendo la suddetta tela della Maddalena un tempo presente a S. Maria Vetere, aggiunge una riflessione sulla tela della deposizione posta su questo altare; egli scrive:

"Vuolsi che il volto di questa Maddalena [presente a S. Maria Vetere] fosse il vero ritratto della buona e pia Duchessa di Andria, D.a Maria Carafa di Stigliano, madre dei venerabili P. Vincenzo Carafa, generale dei gesuiti, e D. Luigi, abate di S. Maria dei Miracoli d’Andria, e moglie sventuratissima del Duca Fabrizio, miseramente pugnalato in Napoli con la Principessa Maria d’Avalos, la notte del 27 ottobre 1590, dal marito di costei Carlo Gesualdo, Principe di Venosa!
La santa donna, che per opera di carità cristiane, aveva tanto ben meritato della sua Duchea, nel 1606, si rese suora domenicana nel chiostro di S. Maria della Misericordia in Napoli, aggiungendo, per significato di penitenza, al proprio nome di Maria quello di Maddalena.
Un altro quadro, che rappresenta pure questa pia Duchessa, vuolsi fosse quello che, in Andria, nella Chiesa della SS. Annunziata, si ammira in alto sull’altare di essa Vergine. È dipinta la Maddalena, ritta in piedi, vestita a lutto, pallida pallida nel viso, in atteggiamento doloroso di contemplare Gesù morto, e disteso sopra di un funebre letto, accanto a cui arde pallido un cereo; mentre un angelo pare che guardi mestamente quella salma inanimata e pianga! Come la Maddalena rappresenta la sventurata Duchessa; cosi, io penso o m’inganno, il Cristo rappresenta certamente l’infelice Duca pugnalato!
"

[tratto da Il Convento e la Chiesa di S. Maria Vetere, in "Monografie Andriesi" di Emmanuele Merra, Tipografia e Libreria Pontificia Mareggiani, Bologna, 1906, Vol I, pagg. 383-457]

Il 1659 Mons. Egizio nella relazione relativa alla sua Visita Pastorale dichiara questa cappella dedicata ai Santi Giacomo e Filippo Apostoli e sull'altare trova una tela dell'Immacolata con i suddetti fratelli Apostoli.

"Deinde visitavit Cappellã S.ti Jacobi et Philippi quae est pariter ex latere sinistro. Altare est lapideum, et elevatũ a pavimento per duos gradus ligneos, habet q. necess.ũ ad celebrat.ne. Pro Icone deseruit Imago SS.mae Concept.ni B. M. V. cũ Sanctis Apo.lis Philippo et Jacobi sub ... adstantibus in tela depicta."

Il 1694 Mons. Triveri scrive che al suo tempo questa cappella, già arricchita con colonne scolpite grazie al cospicuo contributo di Carlo Albanese, è dedicata a San Gennaro; sull'altare c'è un suo quadro e ai lati quelli degli Apostoli Giacomo e Filippo.

"Tandem visitatũ fuit Alt.e S. Ianuarij situs ab eo d.o lat.e epistolae in plano Eccl.ae extra Presbyteriũ. Hoc Alt.e aedificatũ fuit a Cap.lo ex elemosinis qu... D. Caroli Albanee, qui in eius ult.a voluntate Cap.lũ seu dicta ... heredes instituit cum onere celebrandi tot missas pro anima sua quot capere possunt in summa reditus qui singulis annis, ex bonis heredi ... .
Adest tabula lapidibus sectis, et columnis ornata in cuius medio depicta est imago S. Ianuarij ep.i et martiris. A lateribus verò venerantur Imagines SS.orum Apostolorum Philippi, et Iacobi.
"

Il 1780 Mons. Palica, visitando questa cappella allora ancora dedicata a San Gennaro trova sull'altare, circondato da colonne in pietra scolpita, una tela con l'Annunciazione, S. Gennaro, gli Apostoli Filippo e Giacomo e, sotto, le anime purganti. Più sopra una tela con S. Irene, e in cima il quadro della Deposizione di Gesù dalla Croce con accanto l'Addolorata, tela che ivi a tutt'oggi esiste.

"Visitavit Altare D.i Ianuarii Ep.i, et m.s, quod est primum in latere sinistro a cornu Ep.lae ex opere plastico elaborato, cum palliolo ex auri ..., in quo sunt annexa onera missarum imposita Clero d.ae Colleg.ae ex leg.o G.m Caroli Albanese, ... Visitavit telam depictam cum Piramide Fig.ni deaurati cum Immaginibus B.mae Virg.s M.ae, et Archangeli Gabrielis annunciantis, D.i Ianuarii Ep.i, et M.s, et SS.m Apost.m Phiippi, et Iacobi, et in inferiori partem Animarum Purgatorj, ... Visitavit Imaginem S.ae Irenae V.s, et M.s, in tela pariter pictam cum coronide pariter deaurato ... et appensam in culmine d.i Altaris.
Pariter visitavit alteram Imaginem B.ae Virg.s Mariae Doloribus trafixae cum Imagine N.ri Redempltoris é cruce depositi in tela pariter depicta cum parva coro.de simuliter ex ligno deaurato in culmine eiusdem Altaris locatum, et adaptatum. Altare praed.m est circumcirca nempé in lateribus cum columnis lapideis, et in superiori parte est ex opere plastico p. ... elaboratum ...
"

Il Borsella a metà Ottocento descrive questa cappella così come l'aveva trovata Mons. Palica:

"Altro altare è messo rimpetto a questo, che ha un quadro dedicato all’Annunziata, che sta in cima di esso, cui stan sottoposti gli Apostoli, S. Giacomo, S. Filippo. Alla base il carcere del Purgatorio, le di cui anime con le mani alzate implorano soccorso alle loro pene. A piè del padrone del Regno le teste di due vezzosi serafini. In fronte dell’esposto quadro un dipinto pregevole di Gesù disteso sopra bianco lino, ai di cui santi piedi brucia un cerio rimpetto la dolente madre, e al capezzale S. Giovanni.
Questo altare pure formato di pietra viva, merita del pari attenzione. Quattro colonne il fiancheggiano, due a dritta e due a manca, ritorte a spire, sulle quali si avviticchiano tralci pampinosi. Tra pampini veggonsi degli uccelli, dei puttini in varie attitudini, delle ridette colonne due poggiano sull’altare, le altre in terra, fornite tutte di capitelli e piedistalli. Nelle mostre delle basi di queste seconde osservasi una cariatide con chiocciola ai piedi, ed una testa di fiori, e nell’altra base un dragone che giace sopra un uomo, che il tiene soggiogato, con adunco becco sul collo. Accanto un genio che ha in mano un ramo con foglie da cui spunta una rosa. Il quadro dell’altare oltre di essere cinto da cornice dorata, è ricinto da altra fascia larga rabescata con foglie e frutta. Sotto l’architrave scorniciato e dentellato sono rilevati due angioletti ed in mezzo un Serafino alato. Sopra il secondo quadro Gesù fornito di dorata cornice, vedesi la testa del Padre eterno, ed in cima lo Spirito Santo. Finalmente sopra i cornicioni dei capitelli seggono due serafini."

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NOTE
[1] Riporto uno stralcio del commento profondamente religioso di questo dipinto dell'Immacolata, elaborato dal prof. Schiavone nelle pagine 80-83 del testo già citato "La Chiesa dell'Annunziata di Andria".
"Nel grande quadro … appare, figura centrale, una donna, in veste candida e a fiori d'oro, avvolta dal manto azzurro. Ha la luna sotto i piedi e sulla testa una corona di dodici stelle. Il gesto della sua mano è identico a quello della figura precedente: è come l'eco del gesto benedicente del Creatore: Maria è il capolavoro della creazione quasi una nuova creazione, di cui il divino artefice si compiace.
Ce lo suggeriscono le parole incise in alto dal pittore, sul nastro sorretto dagli angeli festanti: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in Te: l'unica fra le donne che non abbia meritato e non tramandò la condanna, ma la benedizione, perché per mezzo suo Dio ha sciolto la maledizione antica ed ha benedetto i miseri figli di Eva. È la Tuttabella.
Essa era stata scelta da molto tempo come oggetto della grazia di Dio: questo è il senso delle altre parole che nel quadro si leggono sul nastro che gli angeli sostengono ai piedi della Vergine: Nondum erant abyssi et ego iam concepta eram (Quando non esistevano gli abissi, io fui generata).
Sono tratte da un libro della Scrittura (Proverbi, 8,24), nel quale esse sono riferite alla Sapienza di Dio, che è quella che procura al mondo il suo ordine e la sua bellezza. La Sapienza di Dio vive «presso Dio» come dice lo stesso capitolo al cerso 30, così come il «Verbo» di cui parla il prologo del Vangelo di Giovanni: essa la Sapienza, è creata prima che esistano gli abyssi, cioè è eterna come Dio.
La liturgia cattolica questo passo, che si riferisce alla Sapienza di Dio, lo applica a Maria: da tutta la eternità essa è nei pensieri di Dio, perché un giorno il Figlio di Dio, il Verbo, che è Dio come il Padre, sarebbe nato «da donna», cioè da Lei, tutta bella, senza la colpa originale, madre del Verbo incarnato. …
Ai piedi di Maria, è il serpente, a cui essa schiaccia il capo.
Viene qui richiamato il passo della Scrittura (Genesi, 1,5) considerato dalla tradizione il protovangelo, il primo annunzio della salvezza della umanità: Maria è eletta da Dio per dare compimento alla grande promessa: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa». … … … "
[2] Una nota sulla Confraternita della Concezione. Giuseppe Ceci in "Le Istituzioni di Beneficenza della Città di Andria", scrivendo nel 1891 delle Confraternite dice:
"Tra le molte altre confraternite istituite nelle chiese di Andria alcune impiegavano una parte delle loro rendite o delle prestazioni dei confratelli nell’esercizio della carità e serbano tuttavia questo pio costume. È buono rammentare in primo luogo la Confraternita della Concezione eretta nel 1577 nella chiesa di S. Maria Vetere, e che, non so per quale causa, ebbe una breve vita. Suo scopo era di assegnare doti di trenta ducati a «zitelle, purché habino vinti anni compliti che siano honorate e nate da parenti honorati, e di queste le più povere e mendiche della città»"
In Santa Maria Vetere, a destra entrando è affissa una lapide che riporta una epigrafe di papa Gregorio XIII del 18 Novembre 1577 in cui rendeva privilegiato l'altare dell'Immacolata Concezione e sotto la lapide dal 1599 c'era il sepolcro della Confraternita della SS. Concezione. La Confraternita, per Mons. Merra, rimase in questa chiesa fino al 1632. "Nel 1632 - egli scrive a pagina 430 del 1° volume di "Monografie Andriesi" - non avendo voluto i frati  che il Vescovo di Andria, in allora monsignor D. Alessandro Strozza, entrasse nella loro chiesa per fare la santa visita a questa Confraternita; il Vescovo la trasferì nella chiesa dell'Annunziata."
[3]
pianta della Chiesa dell'Immacolata di Vito Ieva, 1787   Sezione del Cappellone dell'Immacolata di Vito Ieva, 1787
      [nota n.35 dell'autrice Mimma Pasculli Ferrara]
Vito Jeva, Pianta della Chiesa dell’Annunziata ad Andria, 1787, penna e inchiostro acquerellato su carta bianca (AST=Archivio di Stato di Trani, Notaio Francesco Paolo Cristiani, atto del 4 aprile 1787, prot. 491, foll. 34v. e sgg.); Idem, Sezione della Chiesa dell’Annunziata ad Andria, 1787, penna e inchiostro, inchiostro acquerellato su carta bianca, misure non recuperabili (AST, Notaio Francesco Paolo Cristiani, atto del 4 aprile 1787, prot. 491, foll. 34 v. e sgg.): cfr. CAZZATO, FAGIOLO, PASCULLI FERRARA, op. cit. (nota 12, 1996), p. 596 (scheda biografica di Vito Jeva, a c. di M. Pasculli Ferrara). Sulla realtà confraternale cfr. L. BERTOLDI LENOCI (dir.), Le confraternite pugliesi in età moderna, Fasano, Schena Editore, 1988, vol. I, 1990 vol. 2. In particolare M. PASCULLI FERRARA, La statua di San Sabino: Nicola Antonio Brudaglio e la Confraternita dell’Immacolata in Andria, in L. BERTOLDI LENOCI (dir.), San Sabino. Uomo di dialogo e di pace tra Oriente e Occidente, atti conv. [Canosa, 26-27-28 ottobre 2001], Trieste, Edizioni Università di Trieste, 2002, pp. 243-258.
[4] Il testo trascritto dal Borsella è molto impreciso; nella lapide vi si legge invece il seguente:
D O M
ALTARE HOC IMMACULATÆ
SEMPER VIRGINI MARIÆ
DIVO SABINO EPISCOPO ET B CAIETA
NO DICATUM EST. IN PERPETUUM
PRIVILEGIATUM QUOTIDIANUM PRO
ANIMABUS FIDELIUM DEFUNCTORUM
EX INDULTO
SSM DÕNI LEONIS
PP. XII. DE DIE VI
MENSIS MARTII
MDCCCXIV