Il vasto dipinto che ricopre la volta del transetto della cattedrale di Andria è attribuito a Tommaso Redi (1665-1726), pittore del tardo barocco e allievo prima di Domenico Gabbiani, poi di Carlo Maratta e di Antonio Balestra.
Nel dipinto su tavola campeggiano tre grandi tele: a sinistra guardando verso l'alto presbiterio c'è la tela dell'Arcangelo San Michele, a destra quella di San Nicola; al centro, in una cornice retta tutt'intorno da angeli, c'era la più grande, attualmente rimossa: la Vergine Assunta, a cui è dedicata la Cattedrale. C'è comunque da osservare che l'Agresti agli inizi del Novecento vedeva al centro un Sant'Andrea apostolo (pagine 20, 42 del testo citato):
Ma già il D'Urso nella nota a pag.22, libro II. e capitolo IV., della sua "Storia della Città di Andria" aveva scritto:

[la volta del transetto guardandola con le spalle alle navate (lato lungo superiore dell'immagine) - foto di Sabino Di Tommaso - 2011]
In merito all’attribuzione del dipinto a Tommaso Redi, da me su indicata e già accennata nella pagina introduttiva allo studio della Cattedrale, la prof.ssa Mimma Pasculli Ferrara nella interessante ricerca sotto citata scrive:
Nell'ambito del quadraturismo prospettico pugliese […] si segnala il nuovo caso del soffitto ligneo nel transetto della cattedrale di Andria […].
Scomparsa dalla cattedrale da più di un ventennio è la grande tela centrale, ma importante rimane la notizia
dell’intervento operativo del pittore fiorentino tardo barocco Tommaso Redi
[in nota la Pasculli aggiunge: “La notizia della presenza di Tommaso Redi, senza alcun riferimento bibliografico,
viene riportata nel sito web andriarte.it …”], a mio avviso possibilmente eseguito
sotto l'episcopato del napoletano Andrea Ariano (Andria, 1697-1706), a noi noto come mecenate […]
o sotto il vescovo Giampaolo Torti (1718-1723) nativo di Ospedaletto, perché entrambi attenti alla decorazione della cattedrale e al suo ammodernamento barocco.
[Più avanti, poi, scrive:]
Tuttavia, un elemento che ci sembra molto interessante per datare il soffitto esistente lo ricaviamo
dalla lettura del verbale della Visita condotta in data 8 marzo 1656 dal vescovo Ascanio Cassiano,
quando si legge per la prima volta che «ecclesiam […] esse sub invocatione Beatissimae Virginis in coelum assumpta».
Si può immaginare che la presenza sino a qualche tempo fa, dì una possibile tela centrale raffigurante la Vergine Assunta
sia legata a tale importante notizia e che il 1656 costituisca il terminus post quem per la realizzazione del soffitto del transetto della cattedrale di Andria. […]
Ignoto è tuttora il nome del quadraturista e del figurista, che sicuramente si possono accomunare agli artefici di altri soffitti
come quelli presenti nella navata e nel transetto della cattedrale di Polignano o chiesa madre di Putignano. […]
Importante sottolineare che Tommaso Redi a Firenze aveva sposato Margherita, la sorella proprio di un quadraturista Lorenzo del Moro […]
[passim da: Mimma Pasculli “Il soffitto a tavolato dipinto a quadratura nella cattedrale di Andria (Bari) e l'intervento del pittore fiorentino Tommaso Redi”, in “Un meraviglioso artificio, architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli”, a cura di S. Bertocci, A. C. Mastroviti, F. Farneti, Altralinea edizioni, settembre 2023, pp. 269-273.]
Ritengo che, se molto attendibile è l’ipotesi che questo soffitto del transetto sia stato dipinto durante l’episcopato di mons. Ariano
o in quello di mons. Torti, risulta del tutto ingiustificato agganciare il terminus post quem
alla dichiarazione della dedica della Cattedrale all’Assunta rinvenuta nella visita pastorale di mons. Cassiano del 1656, e per almeno due dati contradditori.
Il primo è che già il 10 maggio 1590 mons. Luca Antonio Resta, nella sua
relazione redatta per la visita ad limina,
scrive “Cathedralis Ecc.[lesi]a Assumptioni B.[eatæ] V.[irginis] est dedicata”.
Il secondo, più rilevante, è che almeno fino al 1694 il soffitto del transetto era realizzato a lacunari,
come scrive dapprima mons. Alessandro Egizio nel 1659 e poi mons. Francesco Antonio Triveri nel 1694;
ne consegue che il terminus post quem non potrebbe essere anteriore al 1694.
Mons. Egizio, infatti, nella sua
relazione sulla visita pastorale del luglio 1659 vede la volta del transetto a lacunari e scrive:
| [trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
|---|---|
|
Deinde suspexit tectũ Ecc.[lesi]æ, quod indiget per nimis reparat.[io]ne cũ undequaq.[ue] pluat; unum adest ex parte superiori supra Præsbiteriũ est cum laqueari ex abete virgulis nigri coloris intertextu cũ insigniis q.m Episcopi Strozzi, aliud verò quod est sup.[er] bracchijs Ecc.[lesi]æ ex eodem opere à q.m Ep.[iscop]o Francischino confecto cuius insignia etiam in medio … |
Indi visitò attentamente il tetto della Chiesa, in quanto necessita di moltissime riparazioni, piovendo in molti punti; una [falla] è nella parte superiore del Presbiterio la cui volta è realizzata a cassettoni riquadrati da regoli di color nero con l’insegna del Vescovo Strozzi, l’altra poi è nelle volte dei bracci del transetto (o basso presbiterio), realizzate allo stesso modo dal Vescovo Franceschini, la cui insegna è in mezzo …, |
E poi Mons. Triveri nella sua relazione sulla visita pastorale dell’aprile 1694 lo ribadisce scrivendo:
|
Constat autem Eccl[esi]a ex tribus navibus quarũ duæ latareles sunt fornice opertæ; media autẽ nec est fornicata, nec laqueata, sed Deo dante, Ill.mus Dom. ep[iscop]us, et Visitator ante festũ S. Ricardi illã laqueatam reddere sperat, eo modo, quò laqueatũ fuit Presbyteriũ ab Ill.mo et Rev.mo Dom. frate Felici Franceschini de Cassia eiusdẽ ord.[inis] Min. S. Frañ[cisci] Conve[ntua]liũ, olìm eiusdẽ Civitatis Ep[iscop]us. |
La Chiesa è formata da tre navate: le due laterali hanno la volta a botte, quella centrale non ha né la volta a botte né quella a lacunari, ma, se Dio vorrà, l’Ill.mo Signor vescovo e visitatore spera di renderla a lacunari prima della festa di S. Riccardo, così come fu reso a lacunari il [basso] presbiterio dall’Ill.mo e Rev.mo Signor fra Felice Franceschini di Cassia, dello stesso ordine dei Minori Conventuali di S. Francesco, un tempo vescovo di questa Città. |
Una prima consultazione dei documenti spinge a pensare che la volta del transetto sia stata dipinta, con più probabilità, durante l’episcopato di mons. Ariano, per il quale l’Agresti, a pag. 8 del vol.II de “Il Capitolo Cattedrale”, scrive “Il Vescovo Ariano (1697 - 1706) ne rifece le soffitte, facendole adornare di molte pitture.”, che non durante quello di mons. Torti, per il quale si ha che, non solo l’Agresti annota “Il Vescovo Giovan Paolo Torti (1718 - 1724) lo fece adornare di stucco e ne rifece le tettoie.”, quanto anche lo stesso mons. Torti, nella sua relazione per la visita ad limina del 1721 scrive: “Eclesiam quoque meam Cathedralem, vetusta removendo vestigia, totam expoliri, ac fulgenti, candido, et ingenioso stucco, etsi brevi tempore, magnis tamen sumptibus decorari curavi.”, cioè “Ho rinnovato la mia Chiesa Cattedrale, rimuovendo le antiche vestigia, l’ho tutta ripulita e in breve tempo ma con grandi spese l’ho decorata di splendido, bianco ed artistico stucco.”, affermando quindi di averla soltanto mondata, imbiancata e decorata di stucchi barocchi.
Tuttavia lo storico Giovanni Pastore (1715-1806), che scrive nella seconda metà del Settecento
ed era fanciullo ai tempi del Torti, afferma che questo vescovo non solo abbellì i muri di bianco stucco,
ma anche "le coverture di pitture ed indorature"; questa informazione,
da un autore contemporaneo agli eventi, invita a considerare Gian Paolo Torti
il committente dei dipinti delle volte, e probabimente sia quelli della navata che del transetto.
Ecco quanto il Pastore scrive nel sotto citato suo manoscritto:
[tratto dal manoscritto " Origine, erezione e stato della colleggiata parocchial Chiesa di San Nicola", del prevosto G. Pastore, ff. 52v-53r].
-CD.jpg)
[volta transetto: le tele di S. Michele e di S. Nicola - elab. su foto Michele Monterisi - 2011]
Agli estremi opposti del dipinto cori di angeli musicanti cantano e suonano appoggiandosi o sedendo sui davanzali di balaustre marmoree in uno spettacolare e grandioso effetto scenico.
[testo di Sabino Di Tommaso; foto di Sabino Di Tommaso e Michele Monterisi - 2010/11
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