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La piccola guida alla visita della Cattedrale, pubblicata nel 2009 descrive lo stato attuale di questa prima cappella, a sinistra entrando:
[tratto da "Visita alla Cattedrale" di Silvana Campanile, in "La Cattedrale di Andria", AA.VV., Grafiche Guglielmi, Andria, 2009, Pag. 53]
La su riportata descrizione del quadro (qui riprodotto a lato) è una sintesi di quanto mirabilmente scrive mons. Giuseppe Lanave:
INCORONAZIONE DELLA MADONNA di Fabrizio Santafede di Napoli (1560 - 1634).
Su in alto: Il Padre e il Figlio incoronano la Vergine.
A metà tela: S. Bartolomeo al quale furono dedicati convento ed ospedale fatti costruire dalla famiglia Orsini (sce. XVII).
A sinistra: S. Francesco: al centro; S. Michele che atterra il demonio.
Nel basso: in mezzo: Eva piegata dal dolore; Adamo che dal dolore si riscatta esprimentdo fiducia e speranza.
Il quadro era sull'altare della chiesetta del convento dei Cappuccini di Minervino, demoliti
l'uno e l'altra per costruire l'attuale complesso ospedaliero.
Convento e chiesa furono edificati all'inizio del sec. XVI-XVII.
Tela dipinta ad olio - m. 500 x 2,80 [dati soprintendenza]
[tratto da "Ho raccolto per voi", di Giuseppe Lanave, Grafiche Guglielmi s.n.c., Andria, 1994, pp. 96-97].
La prima visita pastorale che accenna alla cappella di Tutti i Santi, “Omnium Sanctorum”,
è quella di mons. Triveri del 1694.
Il 20 aprile di quell’anno il vescovo si reca in visita all’Altare di Tutti i Santi,
che gli è detto essere di giuspatronato della famiglia Casella, come risultava dalla copia del testamento
redatto dal notaio Antonello Piacentino il giorno 11 luglio 1503.
La Cappella era voltata a botte come le altre e l’altare era ornato decorosamente.
Nella relazione della visita, oltre l’elenco di tre benefici ed il rilievo di qualche carenza, non si dice altro;
ma il dato che indichi l’esistenza su di essa di un giuspatronato della famiglia Casella certificato nel 1503,
farebbe risalire l’antichità della stessa addirittura a circa duecento anni prima, all’inizio del secolo precedente.
Ecco il testo originale in latino.
| [trascrizione del testo originale in latino] | [traduzione] |
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Venit ultimo loco Altare Omniũ S.[ancto]rũ quod dicit[ur] esse de iure Patronatus familiæ Casellæ,
uti apparet ex copia testamenti rogati p[er] notariũ Antonellũ Picentinũ sub die undecima Iulij mille[si]mi quingent[esi]mi tertij.
Hæc Capella sicut ceteræ est fornice tecta et Altare decentèr ornatũ;
In hoc tria erecta sunt Beneficia.
Primum sub titulo S. Hyeronimi de familia Caselli et hactenùs vacat; 2.ũ sub titulo omniũ Sanctorũ [nota a margine: de familia de Rocci] possideturq[ue] a R. D. Riccardo Gurgo Priore &; 3.ũ sub titulo S. Elisabet et possidet[ur] a D. Francisco Cocco. |
Per ultimo si recò all’Altare di Tutti i Santi, che si dice essere di giuspatronato della famiglia Casella,
come risulta dalla copia del testamento redatto dal notaio Antonello Piacentino il giorno 11 luglio 1503.
Questa Cappella come le altre è voltata a botte e l’altare è ornato decorosamente.
In esso esistono tre benefici.
Il primo intitolato a S. Girolamo, della famiglia Casella è attualmente vuoto; il 2.° intitolato a Tutti i Santi, [nota a margine: della famiglia dei Rocci] è posseduto dal Rev. D. Riccardo Gurgo priore della Cattedrale; il 3.° intitolato a S. Elisabetta è posseduto da D. Francesco Cocco. |
Prima degli ultimi restauri in questa cappella sorgeva il quattrocentesco fonte battesimale in pietra, attualmente nella quarta cappella di destra.
Questo fonte battesimale fin dai primi tempi doveva trovarsi qui o, comunque, presso l'ingresso della Chiesa.
All’interno e sul limitare di questa cappella di Ognissanti (da mons. Ariano nel 1697 chiamata di “S. Mariæ omnium Sanctorum”),
presso la parete sinistra e vicino all’ingresso in chiesa, nel Seicento stava il fonte battesimale.
Una prima descrizione di esso la reperiamo nella visita pastorale di Ascanio Cassiano del 1644.
Il primo luglio 1644 il vescovo, proseguendo la visita, raggiunge il Fonte Battesimale, che si trovava eretto sul lato sinistro della porta anteriore di detta Chiesa,
era marmoreo e con una copertura lignea.
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Die Primo Iulij 1644
Ill.mus D.nus prosequens Visitat.[tio]nẽ, se contulit una cum coassunptis ad Ecclesiã Cathed.[ra]lem,
et facta, s.[olito] more, orat.[io]ne Sant.[issi]mo, accessit ad
Fontem Baptismalem,
qui est constitutus in latere sinistro portæ anterioris d.[ict]æ Ecc.[lesi]æ.
Adsunt ante ipsum fontem cancelli lignei, qui clavi securæ claudunt.[ur].
Supra fontẽ est pyramis ex ligno, conopeo cooperto.
De ordine eiusdem Ill.mi D.ni, fuit apertus fons p.[er] sacristam maiorẽ, cotta, et stola indutum.
Clavis, et sera apta, et secura.
Intus fontem, ultra pyramidem sup.[radi]cta bené connexa, et absque scissuris, et rimulis, adest etiam aliud operimentum ligneum, quod optimé operit totum ipsum fontem, ita ut, immunditiæ nullo modo possint penetrare.
Fons est marmoreus, et valde amplus, et aqua est optimé tenta, et præter oleum, nihil aliud … conspicit.[ur], sed certit.[ur] pura, nitida, et munda.
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Il Primo luglio 1644
L’Ill.mo Signore proseguendo la Visita, si recò insieme ai suoi collaboratori alla Chiesa Cattedrale,
e fatta, che al solito, la preghiera al Santissimo, raggiunse il Fonte Battesimale,
che si trova eretto sul lato sinistro della porta anteriore di detta Chiesa.
Davanti al fonte c’è una cancellata lignea, che è ben chiusa da un chiavistello.
Sul fonte c’è una copertura piramidale lignea, protetta da un conopeo.
Su ordine dello stesso Ill.mo Signore, il fonte fu aperto dal sacrista maggiore, vestito di cotta e stola.
La chiave e la serratura sono funzionali e sicure.
Sul fonte, oltre alla predetta piramide ben connessa, senza fessure e crepe, c’è anche un’altra copertura lignea, che ottimamente chiude tutto il fonte, così che in alcun modo possa penetrare immondizia.
Il fonte è marmoreo, molto grande; in esso l’acqua è ottimamente contenuta, e oltre l’olio [santo],
niente altro vi si vede, anzi appare pura, nitida e pulita.
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Nella successiva visita pastorale del 1656 lo stesso vescovo accenna al sacrario, che vede a destra del fonte (guardando lo stesso sul davanti e dando le spalle all’intera chiesa):
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Die 7ma mensis martij 1656
& De visitatione fons … &
Expleta visit.[atio]ne SS.mi conventus est ad visitat.[io]nẽ
fontis baptis.[ma]lis, … … devenit positus est in fine Ecc.[lesi]æ Cath.[edra]lis sub fornice.
Fons est ex lapide marmoreo commodo, cũ … decenter ornato …
Nõ adest imago S Ioannis B. …
Habet basim lapideum et firmum. Nõ adsũt cancelli …
Non adsunt vasa Sacri olei … Cum olea sacra in fonte baptismali non adsint, accipiuntur ex eo loco, et deferuntur ad fontem …
De Sacrario
Sacrariũ est à latere dextero fontis baptismalis, cũ adest decens operculũ, quod … …
… aqua baptismalis quae superest, lotiones manuum, cineres, bombicis et … [ il testo è molto sbiadito, parzialmente cancellato dagli eventi e quasi illeggibile ]
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Il 7 marzo 1656
Visita del Fonte battesimale
Terminata la visita [breve orazione] al SS.mo, si recò alla visita del Fonte battesimale … … ,
vide che si trova alla fine della ChiesaCattedrale in una cappella.
Il fonte è di marmo, agevole, … ben ornato …
Non c’è l’immagine di S. Giovanni Battista …
È fissato su una base in pietra. Non c’è una cancellata …
Non stanno i vasetti dei sacri oli. … Poiché gli oli sacri non stanno nel fonte battesimale, vengono prelevati dal loro posto e portati al fonte …
Il Sacrario
Il Sacrario è sul lato destro del Fonte battesimale, poiché c'è un adeguato orifizio … …
… vi si versa l’acqua battesimale in savrappiù, quella usata per lavarsi le mani, le ceneri, le ovatte e …
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Per accedere al fonte si salivano tre gradini e sulla parete vicina esisteva il sacrario, uno scarico dove si versava l’acqua utilizzata nel battesimo dopo la cerimonia; il vescovo visitatore, mons. Triveri nel 1694 (ed anche mons. Ariano nel 1697), ordina di chiudere tale scarico del sacrario con un piccolo coperchio di pietra o di legno.
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… decrevit … Quod Sacrariũ positũ a latere fontis baptismalis operiat[ur] aliquo operculo, seu ligneo seu lapideo.
Quod, omninò claudat[ur] ostiũ Cancelli seu balaustratæ lapideæ qua p[er] tres gradus ad baptisterium ascenditur. |
… ordinò: … Il sacrario esistente a lato del fonte battesimale sia chiuso con un tappo di legno
o di pietra.
Si chiuda completamente l’ingresso della balaustra di pietra donde attraverso tre gradini si sale al battistero. |
Mons. Ariano nel 1697 visita il fonte battesimale col sacrario e ingiunge quanto segue:
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Visitavit fontem baptismalem situm a parte sinistra ianuæ maioris, et librũ baptismatorũ, mandavit in eo adhiberi
formam descriptam in Rituali Romano dietim(?), quoties describendi sunt baptizati sub pœna arbitraria.
In eodem visitavit oleum cathecumenorũ, et crismatis, invenit benè consarvari, et commendavit diligentiam.
Mandavit aptari seram ferream qua claudatur conopeum ligneum supra dictũ fontem infra decem dies.
Visitavit sacrarium prope dictũ baptisteriũ, mandavit sepè aqua purgari,
coopertulo claudi, eo quod est apertum,
et seram ferream apponi, cuius clavis sit apud sacristam, infra quindecim dies sub pœna arbitraria.
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Visitò il fonte battesimale, eretto a sinistra della porta maggiore, e il registro dei battezzati;
ordinò di utilizzare nel registro le formule descritte nel Rituale Romano ogni volta che sono da annotare i battezzati, su pena arbitraria.
Ivi visitò l’olio dei catecumeni e del crisma; li trovò ben conservati e raccomandò cura.
Ordinò disporre un chiavistello di ferro per chiudere il conopeo ligneo posto sopra detto fonte, entro dieci giorni.
Visitò il sacrario presso detto battistero; ordinò di pulirlo spesso con l’acqua, e poiché è aperto,
chiuderlo con un coperchietto, porre un chiavistello di ferro, la cui chiave l’abbia il sacrista;
eseguire entro quindici giorni su pena arbitraria.
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Nel 1704 lo stesso mons. Ariano, avendo trovato il sacrario in pessima manutenzione, pieno di polvere e di altro sudiciume, decreta con minaccia della stessa pena (già inflitta per altre carenze) che entro otto giorni fosse ivi realizzato un valido coperchio di chiusura
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In visitatione Fontis baptismalis invenit vas parvum, seù ampullam qua infunditur aqua bap[tis]malis valdé conspurcatam,
et tubum supra fontem telis araneis, et pulvere repletum, nec non sal madefactum, idque ob incuriam Sacristæ D. Iosephi Voita,
ipsum multari decrevit pœna ducorum trium, et interim sub pœna ducatorum quinque prædicta nitidé expurgantur,
et fiat armariolum intra dictum conopeũ ligneum eminens, in quo conserventur sal siccum, et vasa oleorum. |
Nella visita del fonte battesimale trovò molto sporca l’ampolla con la quale si versa l’acqua battesimale,
il condotto sul fonte con ragnatele e coperto di polvere, nonché il sale inzuppato, e ciò per incuria del sacrista D. Giuseppe Voita;
decretò di multare il sacrista con una pena di tre ducati e intanto su minaccia di una ulteriore pena di cinque ducati
pulisse tutto brillantemente e facesse nella copertura lignea un piccolo armadietto sporgente,
entro il quale conservasse il sale asciutto e i vasetti dell’olio. |
A metà Ottocento il fonte viene rimodernato e sormontato da una
nuova copertura lignea ad opera di mons. Giuseppe Cosenza;
racconta il Borsella nel testo sotto citato:
… il Battistero di noce formato a spese dello stesso Vescovo [Cosenza], la cui gran fonte orbiculata,
modellata a specchi levigati, divisi da pilastri con basi e capitelli, e con tante cornici, che l’abbellano,
contiene quanto occorre al sacramento avendo in cima vaga statuetta del Battista.
Il cupolino è recinto da ritondate cornici, e nel mezzo vi è inciso lo stemma del nostro Cosenza.
Quest’opera elevata sopra tre gradini, sita a manca dell’ingresso di porta maggiore, fornita di alti cancelli con lance in punta onde non essere sormontata,
e fregiata, di varie teste di fiori di ferro fuso e di altri ornamenti di ottone,
aggiunge un certo decoro al culto, mentre l’antico battistero era affatto indecente.
[tratto da "Andria sacra", di Giacinto Borsella, tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pp. 68-69].
[tratto da “Il Capitolo Cattedrale di Andria ed i suoi tempi”, di Michele Agresti, tip. F. Rossignoli, Andria, 1912, vol.II, pagg. 15-16].
Anticamente forse la finestra tonda dava luce alla crociera costolonata della volta e all'ambiente; da tempo immemore è esternamente murata. Non esistono più né l'altare in marmo né la balaustra e l'inferriata con fregi di ottone poste sull'ingresso.
Nei restauri della metà degli anni Sessanta del Novecento l'antico fonte battesimale marmoreo fu riposizionato in questa cappella (fino ai restauri del 2005-2008).
Per una precisa descrizione di questo quattrocentesco fonte battesimale si riporta quanto scrive Clara Gelao nel volume sotto citato:
Esso è costituito da una conca emisferica monolitica in marmo bianco screziato di grigio,
poggiante su un rocchio di pilastro in pietra, di fattura moderna.
La vasca è intagliata all'esterno con profonde baccellature che non interessano però tutto il corpo del Battistero,
ma solo le parti visibili, anteriore e laterali (si economizzava anche su questo!).
Stessa premura per il bordo, profilato da una fascia scolpita con stelle e fiori tenuti insieme da un sottile nastro.
Il tipo di decorazione e le plastiche baccellature inducono ad una datazione attestata intorno alla metà del XV secolo.
[testo tratto da “ANDRIA RINASCIMENTALE - episodi di arte figurativa”, di Clara Gelao, Grafiche Guglielmi, Andria, novembre 2018, pp. 85-86.]
Fino al 2005 in questa cappella erano anche parcheggiate due sculture di risulta da precedenti ristrutturazioni:
un leone stiloforo e un capitello adattato ad acquasantiera posto presso il
foro - sacrario dell'antico fonte battesimale.
In una foto dell'archivio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio (mostrata dalla Dott.ssa
Rosa Lorusso nella conferenza "La Chiesa rupestre di santa Croce di
Andria, un patrimonio da restituire alla comunità 'storia e restauri'"
il 9 marzo 2013)
questa acquasantiera è ripresa
nel pronao della Chiesa rupestre di Santa Croce.
Il capitello dell'acquasantiera è databile, secondo gli studiosi, nella prima metà del XIII secolo; il leone stiloforo verso la metà del XII secolo.
[tratto da "La Cattedrale di Andria", Filomena Lorizzo, tip. S.Paolo, Andria, 2000, pag. 83]
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[tratto da "La Cattedrale di Andria", Filomena Lorizzo, tip. S.Paolo, Andria, 2000, pagg. 74-75]
Un "leoncino di pietra sporgente" è visto e descritto dal Borsella a metà Ottocento sulla parete sud presso l'ingesso laterale della Cattedrale:
[tratto da "Duomo", in "Andria Sacra", di Giacinto Borsella, tip. F. Rossignoli, Andria, 1918, pag.124].
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]