Dallo studio di Clara Gelao (direttrice della Pinacoteca Prov. di Bari) pubblicato in "La Madonna d'Andria" (Grafiche Guglielmi, Andria, 2008, pagg.116-117) riportiamo anche alcuni stralci sull'architettura della Basilica e ipotesi sul suo progetto.
L'architetto Vincenzo Zito, ha aggiunto nuove ricerche sulla Basilica, pubblicate nel n.2 della "Rivista Diocesana Andriese", Maggio/Agosto 2011. In particolare sulle navate osserva:
In un precedente lavoro sulla chiesa (Zito 1999, p.79 e segg.) si è già dimostrato
che
l’impianto della chiesa superiore, costruita prima della venuta dei benedettini,
è tipicamente medievale, a tre navate senza transetto e con cappelle terminali,
ciò vuol dire che sotto l’aspetto strutturale corrisponde alla situazione attuale.
Diversa sarebbe stata la situazione all’interno dell’edificio dove i benedettini
avrebbero adattato la chiesa a tre navate esistente, ereditata dalla confraternita,
al tipo della chiesa ad una navata con cappelle laterali trasformando,
è solo un’ipotesi, le navate laterali in cappelle. Che l’intento dei benedettini
sia stato quello di porre in particolare rilievo la navata centrale rispetto alle navate laterali
si desume da un’attenta lettura del di Franco e per almeno due motivi.
Per prima cosa si noti come lo stesso scrive «La nave poi di detta chiesa superiore (…)»,
invece di scrivere “la nave centrale o principale”, come sarebbe dovuto essere
se la chiesa avesse denunciato apertamente una struttura a tre navate.
Evidentemente il di Franco aveva sotto gli occhi una chiesa a navata unica o nella quale
la navata centrale obliterava letteralmente quelle laterali, ridotte al rango di semplici “ale”.
A conferma di quanto sopra si osservi la descrizione delle scale che portano alla chiesa superiore,
che sono composte «di cinquanta scalini indiritto per ciascuna,
e cinque nelle lor parti superiori di rimpetto l’una a l’altra, dove si terminano
dette scale nel piano della Chiesa maggior di sopra avante l’altare del santissimo Sacramento»
(di Franco 1606, p.4).
Risulta evidente, quindi, che le scale non erano rettilinee,
come sono ora, ma avevano forma di “L” terminando con gli ultimi cinque gradini
nella navata centrale, davanti l’altare. Da questi particolari si comprende
come l’attenzione dei fedeli era stata concentrata nella navata centrale,
dalla quale bisognava necessariamente passare per scendere nella chiesa inferiore.
Ne consegue che le navate laterali, che certamente esistevano, come denuncia anche la struttura muraria,
erano state messe in secondo piano, anche se non è ben chiaro come.
Forse le navate laterali erano state trasformate nelle “cappelle” citate nella relazione
mediante la costruzione di setti murari secondo il tipo della chiesa dei SS. Severino
e Sossio di Napoli, dalla quale provenivano i benedettini di Andria(19).
Questa sarebbe una soluzione “estrema”, che si pone in contrasto con la facciata,
pensata per un edificio a tre navate. O forse la separazione tra le “cappelle”
era stata resa più diafana con dei varchi aperti nei setti, come nella chiesa
di S. Gaetano a Bitonto (20), quasi coeva con la basilica di Andria.
Oppure, ancora, le navate laterali erano rimaste aperte e libere e le “cappelle”
delimitate semplicemente da balaustre. Comunque sia, bisogna dire che tutto questo
è di secondaria importanza. Quello che risulta evidente è che la navata centrale
era quella che dominava la chiesa e dalla quale partivano le scale per scendere
nella chiesa inferiore e che all’epoca ancora non esistevano le cappelle laterali
esterne del Crocifisso e di S. Benedetto ...
[estratto da “Nuove ricerche sul santuario della Madonna d’Andria” di N. Montepulciano e V. Zito, in "Rivista Diocesana Andriese" Anno LIV - n. 2 - Maggio/Agosto 2011, pp. 133-134]
Scrive ancora il Zito nella sottocitata e successiva pubblicazione:
Agli inizi del ’700 il santuario doveva avere ancora un aspetto rinascimentale
medievaleggiante, con le pareti affrescate e le superfici
lapidee dipinte, così come riferisce il Pacichelli in occasione del suo
terzo viaggio in Puglia nel 1686 e com’è riscontrabile dai saggi effettuati
e dai risultati delle demolizioni effettuate a partire dal 1911.
Con l’affermarsi anche in Puglia dei modelli artistici del barocco,
al quale successivamente fu data ingiustamente un’accezione negativa,
anche per il nostro santuario fu avviato un programma di interventi
volti ad adeguare l’edificio religioso al nuovo gusto estetico.
[estratto da “Il santuario della Madonna d’Andria, tra ’700 e ’800” in “Le tele di Tito Troja nel Santuario della Madonna dei Miracoli d’Andria” di Annalisa Lomuscio, Nicola Montepulciano, Luigi Renna, Vincenzo Zito, estratto dalla "Rivista Diocesana Andriese" Anno LV - n. 3 - Settembre/Dicembre 2012, pag. 158]
Il prof. Pietro Petrarolo così descrive l'interno:
[tratto da “Il Santuario di Santa Maria dei Miracoli” di P. Petrarolo, Sveva Editrice, Andria, 2004, pag. 53]
Infine (scrive ancora il Petrarolo) dal centro della navata merita d'essere ammirato
[tratto da “Il Santuario di Santa Maria dei Miracoli” di P. Petrarolo, Sveva Editrice, Andria, 2004, pp.28, 56]
[il testo e le immagini della pagina sono di Sabino Di Tommaso (se non diversamente indicato)]